Non importa che si tratti di regionali, politiche o europee: il voto dei non vedenti è sempre un
diritto a metà. E non stiamo parlando di qualcosa che mina gli interessi di uno sparuto gruppo di
persone.
Secondo i dati del Ministero della Salute, infatti, il numero di persone affette da disabilità visiva
sfiora i 2 milioni, tra ipovedenti e ciechi. Stiamo quindi parlando di 2 milioni di persone che, per
disinteresse politico, non possono esercitare il loro diritto di voto, così come previsto dall’art. 48
della Costituzione italiana. Articolo in cui viene espressamente sancito che il voto dei cittadini
deve essere personale, eguale, libero e segreto.
Il voto dei non vedenti in Italia, invece, non lo è, poiché, per le modalità con cui viene espresso,
rischia spesso di non essere né personale, né eguale, né libero, né tanto meno segreto. Ma
come funziona il voto per i non vedenti in Italia?
Voto non vedenti nel 2025: come votano i disabili visivi
Incredibile a dirsi, ma nel 2025, le persone con disabilità visiva in Italia votano ancora come
cinquant’anni fa: con il voto assistito, ovvero con l’ausilio di un accompagnatore che entra in
cabina e vota al loro posto. E, in un’epoca in cui la tecnologia permette di fare bonifici online, di
accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e prenotare consulti medici in totale
autonomia, questa realtà appare come un paradosso.
La normativa italiana, infatti, prevede che le persone con cecità assoluta o ipovisione grave
possono votare con l’assistenza di un accompagnatore di fiducia. Per farlo, ci sono due modi:
1. prima di ogni tornata elettorale, ci si procura un certificato medico rilasciato dalla
ASL, che certifica la disabilità visiva.
2. ci si reca all’Ufficio Elettorale del proprio comune di appartenenza e si richiede
l’apposizione del timbro AVD, che certifica il diritto di voto assistito direttamente
sulla tessera elettorale.
In questo modo, l’accompagnatore può entrare in cabina con la persona non vedente e votare al
suo posto. Certo, questa procedura consente di partecipare attivamente al voto, ma siamo
sinceri: votando in questo modo, si può affermare che il voto di ciechi e ipovedenti sia
personale, eguale, libero e segreto, come quello di tutti gli altri cittadini? Ovviamente, no.
Questa modalità viola la segretezza del voto, crea discriminazione e impone una condizione di
dipendenza che mal si concilia con il concetto stesso di democrazia.
E allora viene spontaneo chiedersi: è davvero questo il massimo che possiamo offrire ai disabili
visivi, oggi, nel 2025?
I limiti del voto assistito
Il voto assistito permette dunque ai non vedenti di esercitare il loro diritto a scegliere i propri
rappresentanti politici, ma, come abbiamo visto, lede alle fondamenta lo stesso diritto al voto. Le
criticità di questa modalità sono molteplici:
•
il non vedente non potrà mai essere sicuro che il suo voto venga espresso come
desidera
•
l’accompagnatore potrebbe, anche non intenzionalmente, influire sul voto
•
•
la mancanza di privacy stride con il diritto alla riservatezza del voto
chi non può contare su una persona di fiducia, rischia di dover rinunciare al diritto
di voto•
l’obbligo di ricorrere a un terzo invalida il principio di uguaglianza previsto
dall’articolo 3 della Costituzione italiana
•
la procedura per poter accedere al seggio è più lunga ed espone il disabile visivo a
una maggiore esposizione pubblica, quindi, di fatto, a una discriminazione
L’esperienza di voto dei non vedenti in Italia, dunque, è decisamente negativa e ben lontana da quella di tutti gli altri cittadini. È evidente, infatti, che se votare richiede la mediazione di qualcun
altro, siamo ben lontani da una reale parità con chi, invece, può farlo in totale autonomia.
E, soprattutto, siamo ben lontani da ciò che vorrebbero le persone con disabilità visiva, come
emerge con prepotenza da un’indagine dell’Unione Europea dei Ciechi. Da questo studio, infatti,
appare chiaro come il voto assistito non sia affatto gradito dai non vedenti, che ben volentieri
preferirebbero metodi alternativi, come il voto elettronico (79%), il voto online (71%) e il voto con
stencil (67%).
Ma quindi, esistono delle alternative al voto con accompagnatore? Sì, esistono, e in molti paesi
sono già una realtà ben consolidata.
Cosa fanno gli altri paesi per il voto delle persone non vedenti
Elezioni e disabilità visiva possono sembrare un binomio problematico, ma non è così. Nel
mondo, diverse nazioni hanno già trovato soluzioni accessibili e sicure che abbattono le barriere
e permettono alle persone non vedenti di votare in modo autonomo e segreto.
Ad esempio, negli Stati Uniti, la legge Help America Vote Act del 2002, ha implementato
l’opzione del voto per corrispondenza per i disabili, anche visivi, eliminando quindi la necessità
di recarsi personalmente al seggio. In Canada, invece, oltre ai già collaudati stencil, che
consentono di sentire con il tatto dove si trovano i simboli, si stanno sperimentando sistemi
digitali avanzati, che favoriscono l’inclusività elettorale. Ma cosa si fa in Europa per garantire il
diritto di voto a ciechi e ipovedenti?
In Svizzera c’è stato un ampio dibattito su questo argomento ed è emerso che molti non vedenti
gradirebbero l’accesso al voto elettronico, che però, come argomentato in diverse occasioni,
espone i risultati delle elezioni a brogli e manomissioni. Tanto che nemmeno in Germania e
Svezia, due nazioni che non adottano il voto assistito, è stato concesso. Ma allora, come votano
i non vedenti in questi paesi? In due modi, con gli stencil o richiedendo le schede elettorali in
braille.
E in Italia? In Italia, niente, siamo fermi al passato, ancorati al voto assistito, che per i non
vedenti non è solo frustrante, ma si configura come una vera e propria lesione di un diritto
fondamentale.
E questo, purtroppo, ci porta a trarre un’amara conclusione: non è la mancanza di soluzioni
assistive che ci impedisce di evolvere, quanto la mancanza di volontà politica, che rincorre altre
priorità. Eppure, se solo lo si volesse, la tecnologia ci sarebbe e potrebbe cambiare le regole del
gioco.
Voto non vedenti e tecnologia: un potenziale sprecato
Insomma, nel 2025, in Italia puoi rinnovare il passaporto tramite SPID, ma se sei cieco, non puoi
votare da solo. Una sorta di cortocircuito di cui, qualcuno, dovrebbe dare conto. Anche perché,
al di là di stencil e schede in braille, la tecnologia potrebbe darci una mano.
A parte il controverso voto elettronico, le soluzioni per il voto dei non vedenti potrebbero essere
offerte da app vocali, QR code, interfacce compatibili con screen reader, firme biometriche,
riconoscimento vocale e intelligenza artificiale. Oggi come oggi, questi strumenti permettono di
fare cose incredibili, impensabili fino a una manciata di anni fa, quindi, perché non potrebbero
essere implementate in strumenti di voto per disabili visivi?Lo sviluppo di soluzioni digitali pensate per l’accessibilità, il cosiddetto “design for all” promosso
dall’European Accessibility Act, è una strada già intrapresa, che fin dall’inizio ha promesso
molto e ottenuto risultati concreti. Coinvolgere sviluppatori, designer, esperti di accessibilità, enti
pubblici e associazioni è quindi il primo passo per costruire piattaforme che non lascino indietro
nessuno. E che permettano ai non vedenti di esercitare il diritto di voto come tutti gli altri
cittadini.
Nello stesso tempo bisognerebbe coinvolgere attivamente le associazioni dei non vedenti nella
progettazione di soluzioni innovative, stanziare fondi pubblici per progetti tecnologici inclusivi e
avviare campagne di sensibilizzazione rivolte all’opinione pubblica. Inoltre, sarebbe opportuno
prevedere formazione specifica per i funzionari di seggio, in modo che possano garantire la
dignità e l’autonomia di chi vota con disabilità visiva.
Voto e disabilità visiva: nessun privilegio, solo pari opportunità
La verità, però, è che il potenziale della tecnologia resta largamente sprecato. E non per limiti
tecnologici, ma per una carenza di visione, volontà politica e pressione sociale. E finché non si
avvierà un dialogo strutturato tra chi ha le competenze tecniche e chi rappresenta i bisogni delle
persone con disabilità, il voto dei non vedenti continuerà a restare sotto tutela.
Ma votare non è solo mettere una croce su una scheda. È un atto di cittadinanza, di identità, di
appartenenza. E per i non vedenti è dire “io ci sono”, con la stessa forza e lo stesso valore di chi
vede. Eppure, nel 2025, alle persone cieche o ipovedenti non è ancora concesso di farlo in
autonomia. Serve un accompagnatore. Serve fidarsi. Serve rinunciare a una parte di sé. Ed è
un peccato, un’occasione persa.
I non vedenti non chiedono trattamenti speciali, non vogliono corsie preferenziali, ma solo quello
che spetta a tutti i cittadini: la possibilità di votare da soli, in totale autonomia. Le soluzioni
esistono. La tecnologia è già qui. E il cambiamento non è solo possibile: è necessario.