Siti off-limits e norme disattese: Italia in ritardo sull’accessibilità digitale
A un anno dall’European Accessibility Act il quadro europeo resta frammentato: alcuni paesi hanno già aperto procedimenti e azioni legali, in Italia il primo controllo effettivo deve ancora arrivare.
L’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è la prima norma europea che estende l’obbligo di accessibilità digitale al settore privato. In Italia è stato recepito con il D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82, che ha ampliato il perimetro della Legge Stanca (Legge 4/2004), pensata in origine per la pubblica amministrazione.
Dal 28 giugno 2025 l’obbligo si applica alle imprese con almeno 10 dipendenti o oltre 2 milioni di euro di fatturato, in settori chiave: e-commerce, banche, trasporti, comunicazioni elettroniche, media audiovisivi, e-book.
L’autorità di vigilanza italiana è l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). L’articolo 24 del decreto prevede tre fasce sanzionatorie: da 5.000 a 40.000 euro per la violazione dei requisiti di accessibilità, e fino a 30.000 euro per l’inottemperanza alle disposizioni dell’autorità di vigilanza o la mancata collaborazione.
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