Sant’Anna, il mistero di Ortigia. La chiesa fantasma tra ossari, storia barocca e un restauro fermo dal 2019 con il cantiere mai partito
Un edificio secentesco chiuso da anni, un ossario sotterraneo con circa cento corpi e 780mila euro stanziati e mai spesi. La storia di un patrimonio che aspetta una decisione.
Lungo via Gaetano Giulio Zummo, nel quartiere della Turba, c’è una chiesa che pochi siracusani hanno mai visto aperta. È Sant’Anna, edificio sconsacrato e chiuso al pubblico, con la facciata barocca segnata da vetri rotti e intonaci che si sgretolano. Sotto il pavimento si conserva uno degli ambienti più insoliti della città: una cripta scavata nella roccia dove, stando alle cronache locali, negli anni Sessanta furono trovati circa cento corpi mummificati.
La storia comincia nel 1604, quando Lucrezia Gaudio fece costruire la cappella in memoria del figlio Geronimo. Il terremoto del 1693 la ridusse in macerie e la ricostruzione arrivò nel 1727 per volontà della famiglia Requesens, che le diede l’aspetto tardo-barocco ancora leggibile nel portale in pietra. Nel Novecento la funzione di culto si spense lentamente: per qualche decennio gli spazi accolsero il gruppo scout AGESCI “Siracusa 1”, poi l’abbandono.
La parte che conta sta sottoterra. La cripta di Sant’Anna è un ossario, un ipogeo funerario destinato a religiosi e famiglie nobili, rimasto in uso fino all’Ottocento, quando le sepolture nei centri abitati vennero vietate. I corpi venivano calati da un lucernario aperto nel pavimento della navata e disposti lungo le pareti.
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