Aretusapedia, vi presento il mio progetto

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Aretusapedia, vi presento il mio progetto

Logo di Aretusapedia

Il logo di Aretusapedia

Oggi, 14 gennaio, ho il piacere di presentarvi ufficialmente Aretusapedia: un progetto che porto avanti da mesi e che nasce da un’idea semplice, quasi banale. Mettere insieme in un unico posto le informazioni su Siracusa e quelle sull’accessibilità, perché spesso online stanno separate o non ci sono proprio.

Aretusapedia è un’enciclopedia digitale dedicata interamente alla città di Siracusa, che unisce la divulgazione culturale con le informazioni sull’accessibilità di ogni luogo di interesse. È un progetto no-profit e indipendente, nato nell’ultimo trimestre del 2025 dalla mia passione per questa città e dalla convinzione che la cultura debba essere accessibile a tutti. Il nome Aretusapedia richiama la ninfa Aretusa, simbolo di Siracusa, per dire subito da dove parto e dove voglio restare: qui. Ad oggi il portale ospita circa 50 schede su chiese, palazzi, piazze, monumenti, personaggi storici e tradizioni locali, e ogni scheda integra cenni storici e artistici con dettagli pratici sull’accessibilità del luogo.

Perché è nata (da Google Maps a un portale unico)

Alessandro Calabrò, fondatore di Aretusapedia

Io, Alessandro Calabrò

L’idea di creare Aretusapedia nasce da una cosa molto concreta: per anni ho pubblicato recensioni su Google Maps su tanti luoghi di Siracusa, aggiungendo anche informazioni sull’accessibilità che spesso mancavano del tutto. A un certo punto mi sono accorto di due problemi: primo, quelle informazioni restavano sparse e difficili da trovare (devi aprire la scheda del posto e incrociare la mia recensione). Secondo, per molti luoghi le informazioni sono incomplete o “spezzettate” online: se vuoi capirci davvero qualcosa, devi farti una ricerca seria e mettere insieme tutto tu.

Così ho pensato: perché non creare un portale unico dove unisco le due cose? Da una parte la storia e le curiosità dei luoghi, dall’altra le informazioni sull’accessibilità. Invece di affidarmi solo a piattaforme esterne, ho voluto uno spazio dedicato esclusivamente alla città: un’“enciclopedia urbana” completa e inclusiva. L’obiettivo era (ed è) semplice: abbattere quelle “barriere informative” che spesso separano il patrimonio culturale dalle persone con esigenze particolari. In pratica, Aretusapedia vuole rendere disponibili a chiunque – residenti o turisti, con o senza disabilità – quelle informazioni pratiche (presenza di gradini, rampe, servizi, ecc.) che normalmente non trovi nelle guide tradizionali.

Come costruisco una voce (sopralluogo, foto, controlli)

Ogni voce di Aretusapedia nasce da un mix di lavoro sul campo e ricerca. Vado sul posto, faccio un sopralluogo, scatto fotografie e mi segno tutto quello che può servire: ingressi, percorsi, ostacoli, eventuali soluzioni di accessibilità già presenti. Questo passaggio è fondamentale perché molte informazioni non sono pubblicate da nessuna parte, oppure non sono aggiornate: solo andando lì si capisce davvero com’è la situazione.

Io stesso ho una disabilità visiva, quindi guardo (e “sento”) dettagli che spesso non vengono notati: pannelli tattili, scritte in braille, QR code, app o audioguide, ma anche cose banali come una rampa fatta male o un percorso che sulla carta sembra semplice e dal vivo è un incubo. Poi incrocio quello che ho visto con fonti ufficiali e materiali online, per verificare e aggiornare. Infine organizzo tutto in una scheda: una parte racconta il contesto storico-culturale, l’altra è dedicata all’accessibilità. E in ogni scheda ci sono due punti fissi: “Accessibilità” e “Suggerimenti”.

Accessibilità: cosa verifico e perché

L’accessibilità, su Aretusapedia, non è un’aggiunta a fine pagina: è parte integrante di ogni voce. Durante i sopralluoghi e le ricerche, provo a ragionare su quattro macro-aree, per dare un quadro il più possibile completo:

  • Disabilità visiva: controllo se ci sono pannelli informativi tattili o in braille, mappe tattili, riproduzioni da toccare, audioguide o descrizioni audio. Un altro elemento utile può essere un QR code o un sistema che permette di ottenere info sullo smartphone. Se questi supporti non ci sono, lo scrivo chiaramente (anche “da verificare” quando serve).
  • Disabilità motoria: qui vado sul pratico: presenza (o assenza) di rampe, ascensori o montascale, larghezza e percorribilità di passaggi e corridoi, stato delle pavimentazioni, eventuali servizi igienici accessibili. L’idea è semplice: chi ha esigenze motorie deve sapere prima cosa trova.
  • Disabilità uditiva: penso a persone sorde o con ipoacusia. Controllo se esistono visite o materiali in LIS (Lingua dei Segni Italiana), sottotitoli nei video, pannelli chiari e ben leggibili. Valuto anche l’ambiente: rumore, eco, situazioni che possono dare fastidio a chi usa apparecchi acustici.
  • Disabilità cognitiva: cerco segnali di comunicazione facilitata: pannelli in linguaggio semplice, materiale “facile da leggere”, pittogrammi, percorsi pensati per chi ha difficoltà di comprensione. Se c’è qualcosa, lo segnalo; se manca, lo dico.

Dopo la parte “com’è”, in molte schede aggiungo anche “Suggerimenti”: sono proposte pratiche che mi vengono naturali quando vedo un problema. Una rampa mobile dove manca, una targa in braille, un QR con audio-descrizione, una guida in LIS nei luoghi più frequentati. Non è un processo alle intenzioni di nessuno: è un modo per dire “qui basterebbe poco per fare meglio”.

Fonti e verifica (primarie e secondarie)

Ogni voce di Aretusapedia nasce anche da un lavoro di ricerca delle fonti. Io distinguo sempre tra fonti primarie e fonti secondarie: le prime sono materiali originali o contemporanei a ciò che sto raccontando (documenti, atti, archivi, siti istituzionali, cartellonistica in loco); le seconde sono ricostruzioni, analisi o racconti successivi (libri, articoli, guide, approfondimenti giornalistici, saggi).

Quando posso, parto dalle fonti primarie: pagine ufficiali, archivi, schede di enti, documenti e materiale verificabile. Poi uso le fonti secondarie per arricchire: una guida storico-artistica, un libro di storia locale, un articolo che ricostruisce un episodio o racconta un restauro. Incrociando tutto, provo a scrivere schede che non siano “copia e incolla”, ma un testo utile, leggibile e controllato. E in fondo a ogni voce indico sempre le fonti usate, proprio per trasparenza.

A chi serve questo progetto

Aretusapedia serve, prima di tutto, a chi ha una disabilità e vuole esplorare Siracusa con meno ansia e più informazioni in mano. Sapere prima se un posto è accessibile cambia tutto. Però io l’ho pensata per tutti: per chi vive qui e vuole conoscere meglio la propria città, per i turisti che cercano un punto unico dove trovare storia e dettagli pratici, per le scuole e per chi fa ricerca locale.

E poi c’è un altro obiettivo, più “sociale”: mettere insieme decine di schede con dati sull’accessibilità significa creare una specie di mappa dello stato reale della città. Se una cosa è scritta e visibile, diventa più difficile far finta di niente. Il mio auspicio è che Aretusapedia possa anche smuovere coscienze e istituzioni, fino ad arrivare a un punto in cui, davvero, si possa dire che la maggior parte dei luoghi di Siracusa è accessibile a tutti.

Aggiornamenti media

Di seguito alcuni articoli e servizi dedicati ad Aretusapedia comparsi sui media (lista in aggiornamento):

Come seguire il progetto e contribuire

Puoi esplorare tutte le voci di Aretusapedia qui: aretusapedia.it. Il progetto è in costante evoluzione e le schede vengono aggiornate nel tempo. Se vuoi segnalarmi un errore, proporre un luogo non ancora presente, mandare una correzione o anche solo darmi un suggerimento, puoi usare la pagina “Contattaci” oppure scrivermi direttamente a aretusapedia@gmail.com.

Ogni contributo utile è benvenuto: Aretusapedia cresce anche grazie alle segnalazioni di chi vive la città, la studia, la attraversa tutti i giorni.

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